Il tema certificati bianchi macchine operatrici assume particolare rilievo con le nuove linee guida GSE 2026, che includono l’acquisto di macchine operatrici tra i Progetti Standardizzati previsti dal meccanismo.
Il 29 luglio 2026 il GSE ha pubblicato la nuova Guida operativa, approvata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica con il Decreto direttoriale n. 203 del 28 luglio 2026. Il documento dà attuazione alle novità introdotte dal D.M. 21 luglio 2025 e aggiorna anche l’elenco dei Progetti Standardizzati. Tra questi compare l’acquisto di macchine operatrici a trazione elettrica o alimentate da uno o più combustibili.
Per le imprese che utilizzano mezzi d’opera, la novità apre quindi una possibilità da valutare quando l’acquisto di nuove macchine permette di ottenere un risparmio di energia primaria addizionale rispetto alla situazione di riferimento.
In questo articolo vedremo come funzionano i Certificati Bianchi per le macchine operatrici, quali investimenti possono essere valutati, come viene calcolato il risparmio energetico e quali sono i passaggi per accedere al meccanismo GSE.
Cosa sono i Certificati Bianchi 2026
I Certificati Bianchi, chiamati anche Titoli di Efficienza Energetica o TEE, sono titoli riconosciuti a fronte di risparmi di energia primaria ottenuti attraverso interventi di efficienza energetica che rispettano i requisiti previsti dal meccanismo.
Il punto centrale non è quindi il semplice acquisto di una macchina più recente. Per accedere ai TEE deve esserci un risparmio energetico addizionale, calcolato rispetto a una baseline e secondo le modalità previste dal GSE.
Con la Guida operativa 2026 il GSE ha fornito nuove indicazioni per la presentazione dei progetti, per l’individuazione dei consumi di baseline e per il calcolo dei risparmi di energia primaria. La Guida comprende inoltre le schede dedicate ai Progetti Standardizzati.
Certificati bianchi macchine operatrici: cosa cambia nel 2026
Una delle novità riguarda proprio i Certificati Bianchi per macchine operatrici.
Tra i Progetti Standardizzati pubblicati nel 2026 compare infatti l’acquisto di macchine operatrici a trazione elettrica o alimentate da uno o più combustibili.
È un passaggio importante soprattutto per le aziende che impiegano mezzi operativi e macchine mobili e devono rinnovare il proprio parco mezzi.
L’accesso all’incentivo, però, non è automatico con l’acquisto di una nuova macchina. Il progetto deve rispettare le condizioni previste dal meccanismo e deve produrre un risparmio addizionale misurabile rispetto alla situazione assunta come riferimento.
Quali macchine possono essere interessate
Il punto da verificare non è soltanto il nome commerciale del mezzo, ma la tipologia di macchina, l’alimentazione, il servizio svolto e i consumi energetici.
Per questo non è corretto affermare che qualsiasi escavatore, pala, sollevatore o altra macchina da lavoro possa ottenere automaticamente i TEE.
La valutazione deve partire dalle caratteristiche del mezzo e dell’investimento e verificare la sua riconducibilità alla scheda del Progetto Standardizzato prevista dal GSE.
Acquisto e sostituzione: cosa prevede il GSE
Per comprendere se un investimento può accedere ai Certificati Bianchi per mezzi d’opera, occorre distinguere la macchina acquistata dalla situazione utilizzata come riferimento per il calcolo.
Nei progetti di sostituzione, la baseline può essere costruita a partire dai consumi precedenti all’intervento. Per nuovi impianti o situazioni nelle quali non esistono consumi energetici precedenti, il riferimento può invece essere individuato attraverso il consumo di riferimento previsto dalla disciplina applicabile. In entrambi i casi, il risparmio deve essere valutato a parità di servizio reso e con una normalizzazione delle condizioni che incidono sui consumi.
Immaginiamo, per esempio, una macchina che svolga ogni giorno lo stesso tipo di attività ma richieda meno energia per fornire una prestazione equivalente. È la differenza tra il consumo di riferimento e quello successivo all’investimento, opportunamente normalizzata, a costituire la base per valutare il risparmio.
Per questo conviene verificare l’ammissibilità prima di avviare l’investimento: ricostruire dati, condizioni operative e documenti quando la macchina è già in servizio può rendere più difficile la preparazione del progetto.
Come si calcola il risparmio energetico
Il meccanismo non premia la semplice presenza di una tecnologia più efficiente, ma il risparmio di energia primaria addizionale attribuibile al progetto.
In termini generali, il confronto parte da due grandezze:
consumo di baseline − consumo post intervento = risparmio energetico
Il calcolo deve però considerare anche le variabili operative che possono modificare i consumi.
Una macchina che lavora 2.000 ore l’anno non può essere confrontata direttamente con una macchina utilizzata per 800 ore. Allo stesso modo possono incidere il carico, il tipo di attività svolta e le condizioni operative.
Il confronto deve quindi ricondurre i consumi a condizioni confrontabili. La Guida GSE definisce infatti il consumo di baseline come il consumo di energia primaria del sistema tecnologico rispetto al quale vengono calcolati i risparmi addizionali.
La disponibilità di dati affidabili sui consumi è quindi essenziale per ricostruire la situazione energetica di partenza e misurare i risultati dell’intervento. Per approfondire il ruolo dei dati energetici nei processi aziendali, leggi “Controllo della produzione aziendale: perché i dati energetici sono il punto di partenza”.
Dal risparmio energetico ai TEP
I risparmi riconosciuti dal meccanismo vengono espressi in TEP, tonnellate equivalenti di petrolio, un’unità che permette di tradurre consumi energetici diversi in un valore comune. In questo modo è possibile confrontare, per esempio, il risparmio ottenuto da una macchina alimentata a combustibile con quello di una macchina elettrica.
Il valore in TEP rappresenta quindi la quantità di energia primaria risparmiata grazie all’intervento e costituisce uno dei riferimenti usati per valutare la dimensione del progetto.
Nel caso dei Progetti Standardizzati, il raggiungimento della soglia minima prevista viene verificato proprio sui TEP riconosciuti nei primi 12 mesi di monitoraggio. Per questo la conversione dei risparmi in TEP non è solo un passaggio tecnico, ma serve a capire se il progetto possiede una dimensione sufficiente per accedere al meccanismo dei Certificati Bianchi.
Cosa significa Progetto Standardizzato
La nuova scheda dedicata alle macchine operatrici rientra tra i Progetti Standardizzati (PS).
Con questo metodo il risparmio energetico addizionale viene determinato attraverso un algoritmo di calcolo e misure effettuate su un campione rappresentativo, secondo il progetto e il programma di misura approvati dal GSE.
La modalità standardizzata è pensata per interventi replicabili. Per utilizzarla occorre dimostrare la replicabilità degli interventi in contesti assimilabili e, secondo le regole previste, le condizioni che rendono appropriato il ricorso a un campione rappresentativo anziché alla misura dedicata di ogni singolo intervento.
Per approfondire requisiti e modalità di calcolo, consulta le indicazioni del GSE sui metodi di valutazione dei risparmi per i Certificati Bianchi.
La soglia minima di 5 TEP
Per i Progetti Standardizzati la regola generale prevede un risparmio addizionale minimo di 5 TEP nei primi 12 mesi del periodo di monitoraggio, salvo soglie differenti indicate nelle singole tipologie di PS approvate. Per i Progetti a Consuntivo la soglia generale è invece pari a 10 TEP.
La soglia riguarda l’intero progetto, non necessariamente la singola macchina. Se un PS comprende più interventi, i risparmi possono quindi concorrere al raggiungimento della dimensione minima secondo le condizioni previste dalla disciplina.
Questo aspetto è particolarmente interessante per le aziende che devono rinnovare più macchine operatrici e possono valutare il progetto nel suo insieme.
Come funziona il riconoscimento dei TEE
Una volta approvato il progetto e avviato il periodo di monitoraggio, i consumi e le altre grandezze previste dal programma di misura devono essere raccolti secondo le modalità definite.
Le successive richieste di verifica e certificazione servono a documentare i risparmi energetici effettivamente conseguiti.
Per la richiesta devono essere messi a disposizione, tra gli altri elementi, i dati delle misure, il foglio di calcolo che applica l’algoritmo approvato, le matricole dei misuratori e dei principali componenti installati e la documentazione che attesta la data di avvio del progetto.
A seguito della verifica dei risparmi, vengono riconosciuti i Titoli di Efficienza Energetica spettanti al progetto.
Quanto può valere il risparmio energetico
Non è corretto associare a priori un importo fisso all’acquisto di una macchina operatrice.
Il risultato dipende dal risparmio riconosciuto in TEP, dal numero di TEE ottenuti e dal valore economico dei titoli. Due aziende che acquistano mezzi simili possono quindi ottenere risultati differenti se cambiano ore di utilizzo, consumi di partenza, condizioni operative o caratteristiche del progetto.
Per questo una valutazione preliminare dovrebbe partire dai dati della macchina e dal suo profilo di utilizzo, non dal prezzo di acquisto.
Certificati Bianchi e altri incentivi: sono cumulabili?
La cumulabilità merita una verifica specifica perché il D.M. 21 luglio 2025 ha modificato la disciplina e il trattamento può cambiare in funzione dell’agevolazione utilizzata.
Non conviene quindi applicare una regola generica del tipo “i Certificati Bianchi sono sempre cumulabili” oppure “non sono mai cumulabili”.
Prima di associare i TEE ad altre misure è necessario verificare la natura dell’incentivo, il progetto finanziato e le condizioni previste dalla normativa vigente. La Guida operativa 2026 dedica specifici chiarimenti proprio alla cumulabilità.
Documentazione e procedura GSE
L’accesso ai Certificati Bianchi richiede che il progetto sia costruito su dati verificabili.
Per una macchina operatrice diventano quindi rilevanti elementi come caratteristiche tecniche, alimentazione, consumi, condizioni di utilizzo, ore di lavoro, identificativi dei mezzi e documentazione relativa all’investimento, insieme alle misure previste dal programma approvato.
Il GSE richiede inoltre, in sede di certificazione dei risparmi, la documentazione che dimostra l’effettiva data di avvio del progetto e gli identificativi dei misuratori e dei principali componenti installati.
Il punto critico è la sequenza temporale. La verifica dell’ammissibilità dovrebbe precedere l’investimento, così da impostare correttamente baseline, misure e documentazione necessaria.
Esempio di sostituzione di una macchina operatrice
Consideriamo un’impresa che utilizza più macchine operatrici alimentate a combustibile e decide di rinnovare parte del parco con modelli caratterizzati da consumi energetici inferiori.
Prima dell’investimento vengono analizzati consumi, ore di funzionamento e condizioni operative delle macchine utilizzate come riferimento.
Dopo l’intervento vengono raccolti i dati relativi alle nuove macchine. Il confronto non si limita ai litri di carburante o ai kWh consumati: deve tenere conto del servizio effettivamente svolto, in modo da evitare che una riduzione dei consumi dovuta semplicemente a un minor utilizzo venga conteggiata come efficienza energetica.
Il risparmio addizionale ottenuto viene quindi espresso in energia primaria e convertito in TEP secondo le regole applicabili.
Se il progetto rispetta i requisiti del Progetto Standardizzato dedicato alle macchine operatrici e raggiunge la dimensione minima prevista, può accedere al percorso di riconoscimento dei TEE.
L’esempio è volutamente privo di un numero di Certificati Bianchi: senza dati su macchina, alimentazione, utilizzo e baseline, indicare un ritorno economico sarebbe poco attendibile.
Come verificare se una macchina operatrice può accedere ai Certificati Bianchi
Il primo passo è verificare la compatibilità dell’investimento con la scheda GSE dedicata alle macchine operatrici, prima di considerare i Certificati Bianchi come una componente certa del piano economico.
Occorre poi ricostruire la situazione energetica di partenza, individuare le variabili operative, stimare il risparmio di energia primaria e verificare la dimensione complessiva del progetto.
Per un’azienda che sta pianificando l’acquisto o la sostituzione di macchine operatrici e mezzi d’opera, una valutazione preliminare permette quindi di capire se esistono i requisiti tecnici per presentare il progetto e quali dati devono essere raccolti fin dall’inizio.
In sintesi
Le nuove linee guida sui Certificati Bianchi ampliano le possibilità di accesso al meccanismo e includono tra i Progetti Standardizzati l’acquisto di macchine operatrici a trazione elettrica o alimentate da uno o più combustibili.
Per accedere ai Certificati Bianchi macchine operatrici, però, non basta acquistare un mezzo nuovo o più efficiente. Il progetto deve rispettare i requisiti previsti dal GSE e produrre un risparmio di energia primaria addizionale, calcolato rispetto alla situazione di riferimento.
Tra gli elementi da verificare rientrano caratteristiche e utilizzo delle macchine, consumi energetici, baseline, programma di misura e soglia minima prevista per il progetto.
Per questo è utile valutare l’investimento prima dell’acquisto, così da verificare l’ammissibilità al meccanismo e predisporre fin dall’inizio i dati e la documentazione richiesti dal GSE.